Nella mattinata di ieri, martedì 11 marzo 2008, sono stato invitato da una mia amica insegnante di Lettere presso un liceo romano, a tenere una lezione sul poeta torinese Guido Gozzano e sull’influenza che ebbero sulla sua opera alcune pagine di Gabriele D’Annunzio (che nasceva a Pescara nella data di oggi, 12 marzo, nel 1863). Per l’occasione, ho scritto delle brevissime note, più che altro per fornire agli studenti dei testi da leggere;
lo spirito di questa insolita iniziativa (per chi leggesse queste pagine senza conoscermi, io ho da poco terminato il Dottorato in Fisica…) era quello di “smuovere” un pochino i fanciulli…magari tramite una voce “diversa”; far pensare loro che si possono coltivare passioni un po’ al di là dei loro orizzonti “professionali” (come nel mio caso…e visto che la sezione in questione appartiene ad un corso sperimentale – se ho ben capito! – molto indirizzato verso le materie scientifiche…), pur rimanendo una persona “normale” e, tutto sommato, “stupida”!…I “jolly” che avevo studiato a tavolino per farmi sentire “più vicino” a loro prevedevano: dichiarare esplicitamente che almeno una volta a settimana faccio le 5 di mattina per giocare a poker, citare per confronto un brano dei Ratti della Sabina (“Chi arriva prima aspetta“), una canzone degli Eurythmics (“17 Again“), il romanzo “Seta” di Baricco…Di fatto, ho mantenuto solo l’ultimo proposito, che in ogni caso aveva già preso corpo nelle “note”.
La lezione è andata sostanzialmente bene, sono riuscito a dire tutte le cose in più che non hanno trovato spazio nelle note (anche perché non volevo scrivere un discorso da dover semplicemente ripetere…visto che non ho mai trovato difficoltà a parlare di qualcosa che conosco e ho studiato, non ne avvertivo la necessità e, soprattutto, non volevo che gli studenti si distraessero notando che tutto quello che dicevo ce l’avevano già scritto davanti!)…ed anche se non sono riuscito ad ottenere alcun tipo di coinvolgimento o “feedback” da parte dei fanciulli, penso che mi abbiano ascoltato con un misto di curiosità ed interesse (più verso la buffa circostanza che verso le cose che dicevo, credo…)…che poi era lo scopo dell’iniziativa!
Detto questo, vi riporto la versione (corretta) dei fogli che ho distribuito in classe…come vedrete (per chi ne avrà voglia!) si tratta più che altro di brani riportati per comodità del lettore…e di qualche breve riflessione mia personale. Nondimeno, avrei piacere che qualcuno si provasse a dargli un’occhiata…E poi, magari, mi facesse sapere cosa ne pensa…Lo so, lo so…sono 20 pagine (non oso pensare come avranno commentato gli studenti!)…al solito mi sono dilungato…Però la lezione si è perfettamente contenuta nei 55 minuti a disposizione. Inoltre, ho preparato questa lezione con la stessa “serietà” ed impegno con la quale mi preparo di solito per un talk…tra l’altro riprendendo in mano vecchi libri e procacciandomene altrettanti nuovi in giro per biblioteche…insomma…ci ho messo un po’ di impegno e passione…Se vi va…
Mi rendo conto che quello che rimane sia forse poco utile…soprattutto per gli studenti…perché i testi non sono “annotati” e possono risultare ostici alla lettura; nondimeno, avrei avuto veramente tantissime altre cose da dire…e fare un lavoro del tutto completo e sistematico avrebbe giustamente richiesto molto più tempo. Limitatamente allo scopo ed alle possibilità di utilità e successo dell’iniziativa, ho preferito contenermi in queste 20 paginette…
Per chi non avesse interesse, pazienza e voglia di leggerle, permettete almeno ch’io riporti qui alcuni dei miei versi preferiti di Guido Gozzano; da “Le Due Strade” (così come riportata nella raccolta “I Colloqui“, pubblicata negli ultimi giorni del 1910 ed uscita nelle librerie all’inizio del 1911):
[...] forse la buona via saresti al mio passaggio,
un dolce beveraggio alla malinconia!
O bimba nelle palme tu chiudi la mia sorte;
discendere alla Morte come per rive calme,
discendere al Niente pel mio sentiero umano,
ma avere te per mano, o dolcesorridente!
[...] Discenderai al Niente pel tuo sentiero umano
e non avrai per mano la dolcesorridente,
ma l’altro beveraggio avrai fino alla morte:
il tempo è già più forte di tutto il tuo coraggio.
Bene. Spero ma non credo – così come per i fanciulli – di avervi incuriosito ed invogliato a sufficienza. Le note sono dedicate ad una delle persone che più hanno influito sulla mia vita, sulla mia personalità…e senza la quale con certezza non sarei la persona che sono: il Professor Gabriele Marra da Spoleto (chi mi conosce appeno un poco sa che non posso fare a meno di nominarlo in continuazione…).
Nei nodi della rete si impigliano strane e stupefacenti analogie. Di alcune di esse, sebbene tu non mi conosca, vorrei parlarti, visto che hanno stupito me per primo. Spero che tu abbia la pazienza e l’interesse di leggerle.
La prima riguarda quel professore amatissimo le cui tracce seguo ormai da 26 anni, dal giorno in cui si persero per i labirinti del mio liceo romano. Forse la mia ricerca sta per concludersi e se Iddio vorra’, a distanza di tanto tempo, domani potro’ ascoltare ancora una Lectio Dantis in quel di Spoleto dove si e’ rifugiato da qualche tempo a vivere.
La seconda riguarda lo pseudonimo che utilizzo per scrivere ( da tanto tempo ormai) in rete e che avrai certamente notato. Sono anche io una vittima delle allucinazioni narrative dell’ebreo praghese. Fui fulminato 20 anni fa da un cavaliere svedese. Bivaccai, come un tossico, fuori delle librerie in attesa di cio’ che doveva essere ripubblicato e quando l’Adelphi sembrava non decidersi piu’ a ristampare tutto il tradotto, mi misi come un pazzo ad imparare il tedesco.
La terza analogia riguarda la panoramica che campeggia in alto in questo sito. Sono le mie montagne bambine, dalla Sybilla al Vettore, con il Pian Grande e il Pian Perduto. I luoghi dove ritorno puntuale quasi ogni estate. I luoghi del mito e della legenda che probabilmente anche Perutz avrebbe gradito e forse chissa’, se conosciuti, li avrebbe preferiti a quel Berchtesgadener un po’ spocchioso dove decise di andare a sputare i polmoni, prima di morire.
Non conosco Guido Gozzano ma a questo punto credo proprio che debba leggere qualcosa a cominciare dalla tua lezione!
Dimenticavo … sarei un dottore in fisica, laureato nel lontanissimo 1989 alla Sapienza con una tesaccia su alcuni dispositivi a silicio amorfo idrogenato che allora nessuno conosceva … i TFT.
Cosa faccio oggi? Oltre a misurare il tempo passato e quello sprecato mi guadagno il pane con la statistica e con modelli matematici di previsione nei quali pochi credono.
Saluti
Fermi tutti!…prima di ogni altra cosa…domani a Spoleto?? Dove e a che ora…ci sarò!!!
Io sono riuscito a rimanere in contatto con il Professor Marra per un numero di coincidenze talmente grande che non vale il tempo di raccontarle…ma lo rivedrei dal vivo con piacere immenso…
Ti prego fammi sapere…per tutte le altre “concordanze” c’è tempo!!
…a domani?!
mw
Ciao,
io mi scuso tantissimo ma ho editato il mio commento pochissimi minuti prima di uscire dall’ufficio e di intraprendere la lunga strada per Spoleto. Leggo la tua risposta solo ora che … tutto e’ compiuto e siedo nuovamente nel mio ufficio. Mi dispiace del ritardo, spero non sia stato fatale.
Credo comunque di averti visto ieri l’altro alla Sala dei Duchi, anzi ne sono certo, purtroppo me ne rendo conto solamente ora che vedo occhieggiare la tua foto nel commento, altrimenti mi sarei senz’altro palesato prima. Sei forse tu il ragazzo che ha contattato il mio amico Luigi per venire insieme in macchina da Roma?
Io facevo parte di quel gruppo di ragazzotti stagionati che al termine della conferenza si e’ stretto tutto intorno al Prof. Ci ha invitato tutti a casa sua e quindi a mangiare le trote in riva alla Nera, in Valnerina. Se ho ben inteso potevate essere della compagnia anche voi ma qualcuno doveva tornare in fretta a Roma e avete dovuto declinare l’invito.
E’ stata una serata indimenticabile, per tanti piccolissimi micro eventi che, integrati lungo la linea che dalla ragione porta ai sentimenti, hanno fatto di una somma qualcosa di incommensurabile. Il professore e’ esploso in una umanita’ ampia, tonica, serena che tutti noi non conoscevamo, per quanto eravamo legati a quella immagine di estrema riservatezza alla quale ci aveva abituato come studenti. La Lectio e’ stata puro piacere intellettuale.
Mi rammaricavo, scendendo a Roma, del fatto che fosse il XII il canto in programma e che per una sola settimana avessi dovuto sfiorare quell’incipit all’elogium francescano che a me, di origine umbre, evoca sempre immagini indescrivibili. Ma quando l’attore ha iniziato con “Oh insensata cura de’ mortali” mi e’ quasi preso uno svenimento: mi sembrava di impazzire per la magia del momento. Tutto e’ andato avanti attraverso un gioco di emozioni serene e composte ma puntuali. Il caso (sempre il caso!) ha voluto che io visitassi con la mia famiglia la Francia meridionale non piu’ di 20 gorni fa, esattamente quella zona a ridosso di Carcassonne dove imperverso’ la crociata contro i Catari. Abbiamo visitato i castelli abbandonati, abbiamo letto dell’assedio alla citta’ e dei bagni di sangue che si succedettero. Immagina che potere ha avuto su di me ascoltare le parole potenti ( esattamente come 26 anni fa) del professore. Il Prof Marra non commenta semplicemente la Commedia, la utilizza per stendere degli affreschi di meravigliosa coerenza, dei caledoscopi narrativi storico-letterari ad altissima risoluzione.
E di questa capacita’ nulla ha perso in tutti questi anni: vibrante ed affabulatore oggi come allora.
Sono tornato solo da qualche ora e pieno di gratitudine nella Baviera dove vivo.
Ho chiarito quel dubbio che mi pungolava da tanti anni e sono finalmente coscente di aver condiviso, con i miei compagni, con te, come con almeno altre 7 generazioni di studenti del Malpighi, un grande privilegio, quello di essere stato allievo di una grande figura di umanissimo insegnante e di amabile intellettuale.
Saluti
(non possiedo blog, puoi scrivermi all’indirizzo se vuoi, mi fara’ piacere condividere con te qualche pensiero).