Si dice che questa fu l’espressione adoprata dal nostro Prof. di ‘Disegno’ (Educazione Artistica?!) del Liceo, il mitico C.d.S., per commentare una illustrazione di non so bene chi…era una illustrazione di un passaggio della Divina Commedia…e ovviamente sotto il dipinto erano stati posti i versi del Padre Dante…me lo immagino, un po’ curvo e nel gesto di aggiustarsi gli occhiali, esclamare nella sua profonda ingenuita’ e col suo accento salernitano: “Ah…pure poeta fu?”
…di certo non si trattava di una della magnifiche incisioni (‘engravings’, se vi capita di leggerlo in inglese…) di Gustave Dore’, attraverso le quali un po’ tutti abbiamo imparato ad immaginare gli episodi delle tre Cantiche…anche se e’ bene sapere che il nostro ha “ingravato” un po’ tutti…dal Paradiso Perduto, al Don Quixote (“Chisciotte”…proprio con “tte” nella versione di Guccini…)…l’Orlando Furioso e la Bibbia…
…ma oggi volevo parlarvi di un altro mio ‘Eroe’…anzi, mi sorprendo del fatto che ancora non sia finito su queste mie sconclusionate e singhiozzate pagine…
In queste ultime settimane e’ tornato a riempire le mie giornate…e ancora spero presto in una occasione per poterlo condividere con qualche anima fortunata…si tratta di Eduardo.
Si’…Eduardo… ‘De Filippo’ non c’e’ bisogno di aggiungerlo…del resto (per dirlo con le sue parole) dopo essere stato nominato Senatore a vita da Sandro Pertini, a qualcuno che lo aveva appellato ‘senatore’, rispose: “Per favore, non chiamatemi ‘senatore’…ci ho messo tanto a diventare solo ‘Eduardo’!”.
…delle tanto amate opere teatrali, confido di tornare presto a raccontare. Per oggi, una poesia (“Ah…pure poeta fu?”), che ho scoperto recentemente…La posto solo ora (in giornate travagliate assai…) perche’ oggi mi e’ arrivato a casa il volume delle “Poesie” edito da Einaudi…cosi’ posso utilizzare un testo “ufficiale” (in rete ho trovato mille discrepanze e variazioni poco convincenti).
Ascoltiamola recitata da lui stesso:
ʼA FENESTA (1947)
E tengo na fenesta a pianterreno,
cʼ affaccia intʼ a na strada scanusciuta;
cu nʼaria prufumata, e na veduta,
ca si tʼaffacce, nun tʼ ʼa scuorde cchiú.Si stongo ʼe buonumore, affacciʼ a mmare,
e veco sempʼ ʼo stesso bastimento
ca parte chinʼ ʼe fede e sentimento,
e cʼ ʼa bandiera dʼ ʼa sincerità.Parte sicuro, e nun arriva maje.
Quanno sʼabbía, sʼabbía cʼ ʼo maistrale;
ma ncòccia sempe ʼo stesso tempurale,
ʼo stesso maletiempo, e adda turnà!Quanno senza speranza, e senzʼammore
mʼaffaccio e vecʼ ʼo stesso bastimento,
nce mengo dinto ʼo core mio scuntento,
e cʼ ʼo mare ntempesta dico: «Va».Quannʼè bontiempo, ognuno è marenaro
e se vulesse mettere a temmone…
Cʼ ʼo mare ncalma, tutte songo buone
ʼe purtà nu vapore a passià.Miéttece a buordʼ ʼo bene chʼ ʼe vuluto,
e tuttʼ ʼo chianto amaro chʼè custato…
Nisciunu bastimento sʼè affunnato
quanno cʼ ʼe miso a buordo ʼa Verità.
(E ho una finestra al pianterreno / che si affaccia su una strada sconosciuta / con un’aria profumata ed una veduta / che se ti affacci, non te la dimetichi piu’.
Se sono di buonumore, si affaccia sul mare / e vedo sempre lo stesso bastimento / che parte pieno di fiducia e sentimento / e con la bandiera della sincerita’.
Parte sicuro, ma non arriva mai. / Quando si avvia, si avvia col maestrale / ma incontra sempre lo stesso temporale / lo stesso maltempo, e deve tornare indietro.
Quando senza speranza e senza amore / mi affaccio e vedo lo stesso bastimento / ci metto dentro il mio cuore scontento / e col mare in tempesta gli dico: «Vai».
Quand’e’ bel tempo, ognuno e’ marinaio / e si vorrebbe mettere al timone… / Con il mare calmo, tutti sono in grado / di portare una barca a passeggio.
Mettici a bordo il bene che hai voluto / e tutto il pianto amaro che e’ costato… / nessun bastimento e’ mai affondato / quando ci hai messo a bordo la Verita’.)
Ecco. Non penso servano troppe parole per spiegare la semplice bellezza di questi pochi versi. Come sempre immenso nell’immaginare un bellissimo panorama (come quello del balcone di Ninuccia in “Natale in Casa Cupiello”) affacciandosi da una finestra che da’ per terra, per di piu’ su una strada deserta e secondaria. E quel bastimento che e’ sempre lo stesso…e’ solo il nostro umore che cambia…Come puo’ non riuscire a vedere una nave sul mare in un tratto di strada, Lui che sapeva parlare da solo con “Il Professore” (nelle celebri sequenze di “Questi fantasmi!”)…o con lo Zio Nicola di “Le voci di dentro” (quello che sto rivedendo piu’ spesso in questi giorni…), il quale si esprime solo attraverso i fuochi d’artificio, perche’
[…] Non parla perche’ non vuol parlare. […] Dice che parlare e’ inutile. Che siccome l’umanita’ e’ sorda, lui puo’ essere muto […]”
(prendo il testo da “I Capolavori di Eduardo – Vol. I”, edito ancora da Einaudi, visto che “Cantata dei giorni pari” e i tre volumi “Cantata dei giorni dispari” oggi si trovano difficilmente…)
Per concludere, e per essere fedele a me stesso (“[…] un uomo puo’ ingannare gli altri, fingendo di essere cambiato, ma mai se stesso […]” dice Kevin Spacey – ‘Verbal’ Kint ne “I Soliti Sospetti”)…scrivendo queste righe mi e’ tornato alla memoria un episodio di – cerco di ricostruire – poco piu’ di 7/8 anni fa…quando ancora mi capitava di passare qualche serata davanti alla TV. Ospite di una delle infinite trasmissioni condotte da Pippo Baudo (era lui?!), nel periodo natalizio, Nino Manfredi, gia’ alla prese con i mali che qualche mese dopo l’avrebbero condotto alla morte. Appariva molto stanco e un po’ confuso…e insolitamente (a quanto ricordo io…) desideroso di raccontare delle cose belle che aveva fatto, quasi fosse consapevole, come un po’ lo ero io, che sarebbe stata la sua ultima apparizione in pubblico…Accompagnato dalla moglie, racconto’ (con la sua indimenticata parlata ‘romana’) cosa gli disse il regista Comencini quando lo volle per Geppetto nel celeberrimo “Pinocchio” :
[…] Comencini mi disse: “Voglio te, perche’ soltanto tu sei capace di parlare con un pezzo di legno”. Ma a me…me sembrava…e me sembra ancora, troppo […]
Applausi e lacrime.
Dedicato a tutte le amiche ‘napoletane’…e dintorni…
e tutte le altre/gli altri preparatissimi amanti di Eduardo che ho scoperto in giro negli ultimi tempi
E io ogni anno quando viene Natale devo fare il regalo a mia moglie, a’ ..senno non me pare Natale, me sembra un malaugurio [...] l’anno scorso.. ah.. l’anno scorso ce spegnorai l’orecchino che stava pegnorat’, ce lo facetti trova a tavola dentro ‘o piatto sotto ‘o salviett. Essa tutta contenta, el pijava “l’agge visto n’ata vol” ..s’el baciava e ce piangeva. era commovente l’anno scorso, commovente.
Quest’anno agge pegnorato l’orecchino e c’ho comprato un altro regalo. mo v’o lo facce vedere..
ancora sto a ride!