And I’ll be bound for glory in the morning


Un anno fa, il 19 aprile 2012, ci lasciava Levon Helm, l’unico americano della Band più americana di sempre. Per prepararmi alla scrittura di questo post, negli ultimi due giorni ho (finalmente!) sfogliato il corposo volume fotografico “Levon Helm’s Midnight Ramble”. Levon_Helm_Midnight_Ramble E ho scoperto un mondo. E ora provo un dolore anche più grande, perché ho scoperto una perdita in più. Inutile qui ripercorrere la vita e la carriera, dalla nascita in una fattoria dell’Arkansas, alle prime esperienze come batterista al seguito di Ronnie Hawkins & the Hawks, dal trasferimento a Toronto, dove gli Hakws recluteranno i 4 canadesi che poi formeranno con Levon The Band, al successo arrivato al seguito di Dylan, alla fine della Band nel ’76, le brevi reunion, la tragica fine di Richard Manuel e il definitivo allontanamento dai compagni. Dopo qualche episodio solista, all’inizio degli anni 2000 Levon perde la voce a seguito di un cancro alla gola. Continua però la sua attività di batterista…e dà vita ad una straordinaria avventura musicale. Quella delle Levon Helm Midnight Ramble, appunto. Nel suo casale di Woodstock (sì, quella Woodstock! Ne abbiamo già parlato), vicino al “Big Pink” del debutto-capolavoro, già adibito a studio di registrazione, fa del suo granaio (barn) un vero e proprio auditorium, dove nel decennio successivo si alternano musicisti di calibro eccezionale. woodstock barn Lo so. Per l’occasione del libro tutti avranno cercato delle belle parole da far scrivere. Però veramente da tutte le brevi dichiarazioni che accompagnano ogni foto, ogni episodio…si percepisce che quelle serate siano state qualcosa di grande. Un granaio tra le strade spesso innevate dello stato di New York. Gente comune che può assistere, ogni settimana, allo show di grandissimi musicisti che si ritrovano lì per fare musica. Tutto attorno alla presenza discreta, affettuosa ma senza troppe parole (da buon contadino dell’Arkansas, si potrebbe aggiungere) di Levon Helm. Tutti, però, parlano del suo sorriso: sempre presente, mentre suonava. Mi viene in mente il commento che postai per ricordare Levon qualche mese dopo la sua scomparsa: “Dopo 40 anni, il cuore grande dell’America è sempre lui”. Ora ne trovo conferma tra le immagini e le parole di questo libro. inside Voglio citare solo queste (sono di Erik Lawrence, saxofonista della Levon Helm Band):

Years ago, after Levon lost his voice to throat cancer, I got word that he was doing gigs again, just playing drums […] I started to show up whenever I was free, just to feel that groove again. I remember one particular Ramble, on a cold Woodstock november night. Levon called out the name of a tune, pulled the mike up, and started to singing out loud for the first time. By the middle of the song there wasn’t a  dry eye in the place […] Then came the standing ovation, which have yet to stop.

(Alcuni anni fa, dopo che Levon aveva perso la voce a causa del cancro alla gola, avevo sentito dire che continuava ancora a fare delle serate, solo alla batteria; ho iniziato ad essere presente ogni volta che potevo, per sentire di nuovo quella sensazione. Ricordo una in particolare di quelle serate, in una fredda notte di novembre, a Woodstock. Levon annunciò il titolo di una canzone, sistemò il microfono e iniziò a cantare a voce alta, per la prima volta. A metà del pezzo non c’era un solo occhio asciutto in tutta la sala. Poi arrivò la standing ovation, che ancora non ha avuto fine.) “Which have yet to stop” è qualcosa di meraviglioso, e mentre scrivo queste parole posso dire anch’io che non c’è un solo occhio asciutto in questa stanza (non è il Big Pink, ma il Salotto Arancione della Casetta che a breve dovrò lasciare). Dai due validissimi album recenti, “Dirt Farmer” e “Electric Dirt”, che ho ascoltato spesso ma distrattamente sul mio I-pod, scelgo questa “When I go away“, per ricordare la morte di Levon come l’aveva già descritta lui.

Early in the morning When the church bells toll The choir’s gonna sing And the hearse will roll On down to the graveyard Where it’s cold and gray And then the sun’s gonna shine Through the shadows When I go away

(Presto al mattino / quando la campana delle chiesa suonerà / il coro canterà / e il carro funebre si avanzerà / sulla strada verso il cimitero / dove c’è freddo e grigio / e solo allora il sole splenderà / attraverso le ombre / quando me ne andrò) Nel seguito, Levon accoglie la morte come l’occasione di salire al cielo e vedere splendere il sole; di ricongiungersi al padre e alla madre; salire accompagnato dagli angeli e lasciare sulla terra le preoccupazioni, i guai, i processi. Non vuole lacrime (se non di gioia) e non vuole lasciarsi dolore alle spalle. Sta tornando a casa:

(I’m going home – Lift me up – When I go away) No more trouble (I’m going home – Lift me up – When I go away) No more crying (I’m going home – Lift me up – When I go away) No more trials (I’m going home) Home to leave my worries in the ground (I’m going home – Lift me up – When I go away) No more troubles (I’m going home – Lift me up – When I go away) No more crying (I’m going home – Lift me up – When I go away) No more trials (I’m going home) Home to leave my worries in the graveyard Home to leave my troubles in the graveyard Home to leave my trials And I’ll be bound for glory In the morning When I go away

Non è straordinario? Continua a ripetere che sta tornando a casa, che lascerà nel cimitero preoccupazioni, guai, processi…e per un attimo sembra fermarsi, capire anche lui con maggiore certezza che è diretto verso la gloria. E’ un pezzo straordinario per intensità. Per la voce ineguagliabile di Levon e per quelle dei comprimari. Un grande momento di musica. Quella musica suonata assieme che ha continuato a realizzare fino agli ultimissimi giorni. E quando è arrivato il 19 aprile dello scorso anno, tutta Woodstock lo ha accompagnato su quella strada verso il cimitero. La sua band ha suonato per lui, con la stessa gioia che lui aveva chiesto in questo brano. Mi piacerebbe poter pensare che la musica non sia una delle cose che ha lasciato qui, nella tomba. Per quanto riguarda la gloria, invece, penso che lo avesse raggiunto da tempo, qui sulla Terra. levon-helm-funeral

Then came the standing ovation, which have yet to stop.

ps. Sfogliando le foto del libro, che testimoniano (se pure, purtroppo, solo tramite le immagini e le parole dei tanti protagonisti) quelle serate e quelle che hanno avuto luogo, con lo stesso nome, in altri “luoghi di culto” del nordest degli States, mi ha fatto moltissimo piacere riconoscere volti o dare finalmente un volto a tanti nomi da tempo conosciuti: Garth Hudson (fisarmonicista e organista di The Band), Dr. John, Allen Toussaint, Warren Haynes, ‘Big Man’ Clarence Clemons & Max Weinberg (saxofonista e batterista della E-Street Band), Allison Moorer, Steve Earle, Billy Bob Thornton (grande amico e vicino di casa di Warren Zevon…ed ex-marito di Angelina Jolie), Alison Krauss & Robert Plant, il mio eroe John Hiatt, Sheryl Crow, Glen Hansard, Gillian Welch, Elvis Costello, la divina Emmylou Harris, la mia amatissima Joan Osborne, Chris Robinson (dei Black Crowes…e non solo), Rickie Lee Jones, Tony Levin, Pinetop Perkins (il pianista di Muddy Waters), Donald Fagen, David Bromberg, Bruce Hornsby, Phoebe Snow, Bill Frisell, Norah Jones (anche se lei non la ascolto).

4 Responses to “And I’ll be bound for glory in the morning”


  1. 1 M. Sab, 20 Apr, 2013 alle 07:58

    essere accompagnati a casa dalla banda. come al solito più delle chiacchiere in questo trial che è la vita contano le testimonianze. quelle dimostrano veramente ciò che sei stato e per cosa hai vissuto.
    non aver vissuto invano sarebbe già più che sufficiente. sentire ancora la standing ovation dall’altra parte vuol dire che, come un buon contadino dell’Arkasas appunto, hai seminato molto bene.
    Grazie


  1. 1 Crazy man Michael he wanders and walks | Il Grande Cocomero Trackback su Dom, 21 Apr, 2013 alle 00:40
  2. 2 The last thing he saw was that heavenly light | Il Grande Cocomero Trackback su Sab, 4 Mag, 2013 alle 00:59

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