The last thing he saw was that heavenly light


Di tutti gli sport “americani”, l’hockey è l’unico che non ho mai seguito. Eppure proprio stasera, dopo aver terminato la prima, intensissima stagione di “The Americans“, mi trovo qui a raccontarvi una canzone dell’amato Warren Zevon, proprio su questo sport.

O, meglio, su un suo immaginario protagonista. Una di quelle tante “storie” che Warren ci ha regalato negli anni. Si tratta di Hit somebody! (The hockey song)“. Il testo è del giornalista sportivo Mitch Albom, mentre la voce che strilla ripetutamente “Hit somebody” è quella dell’amico David Letterman. Il pezzo si trova sull’album “My ride’s here”, pubblicato nel 2002…un anno prima di scoprire la malattia di Warren.

Basta useless information! Ascoltiamo questa “hockey song”:

Il brano si apre con dei “colpi” ritmati (di organo?!) che ci accompagneranno fino alla fine.

He was born in Big Beaver by the borderline
He started playing hockey by the time he was nine
His dad took the hose and froze the back yard
And Little Buddy dreamed he was Rocket Richard
He grew up big and he grew up tough
He saw himself scoring for the Wings or Canucks
But he wasn’t that good with a puck

(Nacque a Big Beaver, sul confine / iniziò a giocare a hockey all’età di nove anni / suo padre aveva preso il tubo per innaffiare ed aveva congelato lo spiazzo dietro casa / e il piccolo Buddy pensò di essere “Rocket” Richard / crescette grosso e robusto / e si immaginava a segnare gol per i “Wings” o i “Canucks” / ma non era molto bravo con il bastone da hockey)

Buddy è un bambino canadese (e di canadesi che fanno cose molto “americane” abbiamo già parlato, anche di recente!) e, dopo aver iniziato da piccolo a giocare nel cortile di casa, cresce sognando una grande carriera, come quella di Maurice “The Rocket” Richard (pronuciato alla francese!), stella canadese degli anni ’40 – ’60. La verità è che Buddy è grosso e ben piazzato, ma non molto abile a mandare il disco in porta con il suo bastone.

Buddy’s real talent was beating people up
His heart wasn’t in it but the crowd ate it up
Through pee-wee’s and juniors, midgets and mites
He must have racked up more than six hundred fights
A scout from the flames came down from Saskatoon
Said, “There’s always room on our team for a goon
Son, we’ve always got room for a goon”

(Il vero talento di Buddy era dare botte alle persone / a lui non piaceva molto, ma le gente ci aveva preso gusto / fin dai tempi delle giovanili e in tutte le serie / doveva esser stato coinvolto in più di 600 scontri / Un osservatore dei “Flames” venne giù da Saskatoon / e disse “Ci sarà sempre posto per un picchiatore nella nostra squadra / Figliolo)

E così, pur senza troppa voglia, Buddy finisce sin dalle prime esperienze a svolgere il ruolo di “picchiatore”. Ho letto un pochino in giro che, soprattutto negli anni ’70, c’era un sorta di istituzionalizzazione di questo “ruolo”, nel quale Buddy si ritrova relegato a vita. A lui non piace, ma al pubblico sì.

There were Swedes to the left of him
Russians to the right
A Czech at the blue line looking for a fight
Brains over brawn-that might work for you
But what’s a Canadian farm boy to do (Hit somebody!)
What else can a farm boy from Canada to do (Hit somebody!)
But what’s a Canadian farm boy to do (Hit somebody!)
What else can a farm boy from Canada to do

Il ritornello ci ripete quello che tutti ripetono a Buddy: che “cervello batte muscoli” può andar bene per gli altri, quello che deve fare lui è colpire gli avversari. Del resto, cos’altro può fare un contadinotto canadese?!

Hit somebody! was what the crowd roared
When Buddy the goon came over the boards
“Coach,” he’d say, “I wanna score goals”
The coach said, “Buddy, remember your role
The fast guys get paid, they shoot, they score
Protect them, Buddy, that’s what you’re here for

(Colpisci qualcuno! Ecco cosa gli gridava la folla / quando Buddy il picchiatore entrava in campo / “Mister”, diceva, “voglio segnare dei gol” / ma il coach replicava “Buddy, ricorda il tuo ruolo / i giocatori veloci prendono i grandi stipendi, loro tirano e segnano / proteggere loro: Buddy, ecco per quale scopo sei qui)

Protection is what you’re here for
Protection-it’s the stars that score
Protection-kick somebody’s ass
Protection-don’t put the biscuit in the basket just
Hit some, Buddy! it rang in his ears
Blood on the ice ran down through the years
The king of the goons with a box for a throne
A thousand stitches and broken bones
He never lost a fight on his icy patrol
But deep inside, Buddy only dreamed of a goal
He just wanted one damn goal

(Proteggere loro: ecco perché sei qui / proteggere loro: sono le stelle che segnano i gol / proteggere loro: vai a colpire qualcuno / proteggere loro: non mandare il disco in porta, ma limitati a / colpire qualcuno, Buddy! Ecco cosa gli suonava nelle orecchie / E così ne passò di sangue sul ghiaccio negli anni / il Re dei Picchiatori, con tanto di trono / doveva aver rotto più di mille tra bastoni ed ossa / senza perdere mai uno sconto sul suo terreno di ghiaccio / ma dentro di sè, Buddy aveva solo un sogno: segnare / non voleva altro che un maledettisimo gol)

Ecco. La solita abilità di Warren. La storia è tutta lì, senza bisogno di grande profondità (per quella, c’è The Americans!). Non c’è bisogno di dettagli o descrizioni. Buddy, già dal nome, è uno come tanti. Uno come noi. Che si ritrova a fare una cosa che sa anche far bene, ma che non è ciò che vorrebbe fare. E giorno dopo giorno, anno dopo anno, continua a fare. Anche se il grande sogno rimane dentro, ad ossessionarlo almeno quanto le grida dei compagni, dell’allenatore e del pubblico. Ci si mette anche Letterman a ripeterglielo fino allo svenimento: Hit somebody!

In his final season, on his final night
Buddy and a Finn goon were pegged for a fight
Thirty seconds left, the puck took a roll
And suddenly Buddy had a shot on goal

(Nella sua ultima stagione, all’ultima partita / Buddy si trova coinvolto in uno scontro / trenta secondi alla fine, il bastone fa un giro strano / e all’improvviso Buddy tenta un tiro verso la porta)

Qui all’improvviso (come il tiro in porta di Buddy), la musica rallenta e si ferma. All’improvviso siamo anche noi tra il pubblico, siamo sul campo ghiacciato. Nell’ultima serata della sua carriera, Buddy fa i conti con il suo passato e con i suoi demoni. Buddy capisce di aver tirato in porta, e il tempo si ferma per tutti. Per lui, per gli avversari e per il pubblico. E, come in un altro straordinario pezzo di Warren, forse sappiamo già cosa accadrà al protagonista di questa storia…

The goalie committed, Buddy picked his spot
Twenty years of waiting went into that shot
The fans jumped up, the Finn jumped too
And coldcocked Buddy on his follow through
The big man crumbled but he felt all right
‘Cause the last thing he saw
was the flashing red light
He saw that heavenly light

(Il portiere si mosse e Buddy colse la sua occasione / in quel tiro c’erano vent’anni di attesa / i tifosi saltarono, l’altro picchiatore saltò / e si schianto su Buddy tornando a terra / Il grande uomo crollò, ma si sentiva benissimo / perché l’ultima cosa che vide / era quella luce rossa lampeggiante / quello che vide era quella luce del paradiso)

Sì, forse non ve lo aspettavate. Buddy cade, colpito a morte dall’avversario. Ma in quei pochi istanti la luce rossa gli rivela che cosa aveva inseguito per tutta la sua carriera. E’ tutto lì, in quella luce rossa (che annuncia il gol) e che lui aveva inseguito come fosse il paradiso.

Queste parole non possono non ricordami i versi di Jaroslav Seifert, “il poeta di Praga” (primo Nobel ceco per la letteratura, nel 1984)…da “Ho veduto solo una volta” (nel volume “Vestita di luce“, pubblicato da Einaudi)

Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso 
             atteso per lungo tempo
e labbra
             che bisbigliano il nostro nome

…del mio amore per Praga, però, parleremo un’altra volta!

(In ogni caso, il sorriso che tutti aspettiamo rimane, per me, quello di Rei Ayanami…dopo la battaglia con il quinto angelo – Ramiel –  in Neon Genesis Evangelion…)

…e detto questo, posso solo concludere con l’ennesima useless information: si vocifera da tempo del desiderio di Kevin Smith (Clerks, Dogma, …) di fare un film su questa canzone. E Kevin Smith, a differenza del sottoscritto, è un grande appassionato di hockey…

Dimenticavo: nell’ultima puntata (della prima serie) di The Americans, viene eseguita Mississipi Queen, della quale abbiamo accennato in passato!

1 Response to “The last thing he saw was that heavenly light”


  1. 1 M. Gio, 18 Lug, 2013 alle 19:15

    Bella bella. visto che mi sembra non sia giusto lasciare la parte musicale di questo blog senza il dovuto riconoscimento, ci metto i miei 2 cents arretrati e provo a fare un salto mortale: nel bellissimo Americans 1×10 uno dei personaggi dice qualcosa tipo: ” I have never want to much really. I wanna to live for something and i’ve done that and to know when i’m done. and now i’m done”. MI piace tanto questa dichiarazione e la trovo vera per la storia di Buddy (che alla fine fa quello che doveva fare, anche se l’opposto di ciò che avevano costruito per lui) e, per quanto posso saperne io, anche per Warren. La lascio qua come augurio per me e per gli altri che passano da questo incrocio.


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